Come spesso accade, solo alcune risposte dell’intervista di cui ho scritto ieri sono state pubblicate. Pensando possa essere comunque interessante, ho deciso con Stefano di pubblicare qui l’intero nostro “pensiero”.
1) In cosa si traduce la virtualizzazione dei server?
[CP]Nella possibilità, attraverso opportuni programmi, di riprodurre, all’interno di un singolo server fisico, un’intera rete di server dal sistema operativo arbitrario, centralizzandone la gestione, riducendone i tempi di guasto ed eliminando molti costi fissi legati all’hardware stesso che, per ovvi motivi, andrebbe a scomparire.
[SC]La virtualizzazione dei server ha diversi vantaggi:
- uso migliore delle risorse hardware
- riduzione dei consumi e delle manutenzioni
- possibilità di rapido backup
- rapidità di installazione di una nuova istanza (si pensi alla possibilità di tenere un’immagine del sistema base pronto per una nuova installazione)
- testing di applicazioni con possibilità di rollback rapido
2) La possibilità di far girare più sistemi operativi sullo stesso server, quali vantaggi procura?
[CP]Oltre ai vantaggi economici di cui sopra, sicuramente ad esempio, nelle PMI, la grande facilità con la quale si potrebbero attrezzare soluzioni prototipo o di backup di server reali.
[SC]Non direi che ci siano vantaggi tangibili, voglio dire diversi dal far girare macchine virtuali con lo stesso sistema operativo.
3) Come vengono gestite le politiche di business continuity e disaster recovery dei dati?
[CP]Le politiche possono essere le stesse di una normale rete di server: si possono utilizzare naturalmente le stesse procedure e gli stessi software già operativi in un’azienda (logicamente i server virtuali non sono distinguibili per i software di backup distribuito).
[SC]Per quelle che sono le mie esperienze nei soliti modi:
- clustering
- dischi ridondati
- backup
Con il grande vantaggio che la macchina virtuale può essere spostata da un server all’altro con grande facilità. Ovviamente bisogna avere un altro hardware di backup su cui far girare la macchina virtuale. In pratica una società comprando due server, distribuendo le macchine virtuali in modo da avere sempre un po’ di margine libero può anche essere in grado di passare tutto su una, con calo delle performace ma senza interrompere il servizio. Pensi alle procedure di disaster recovery previste da IBM per i grandi host (S390, zSeries).
4) E’ possibile fornire dati tangibili sui benefici che si ricavano dall’adozione di server virtuali?
[CP]Non sono in grado di indicare qualche riferimento a pubblicazioni di studi specifici in questa direzione ma, osservando la tendenza degli ultimi anni dei maggiori servizi di hosting del mondo (Italia compresa) nel fornire VPS (Virtual Private Server), allestendo non di rado server farm di centinaia di server fisici, ognuno ospitante decine di server virtuali, è immediato dedurre che il vantaggio economico sia notevole.
[SC]Io sinceramente non ne ho.
5) Se si virtualizzano i server si investe meno in hardware?
[CP]La spesa complessiva per l’hardware, allestendo una rete di server virtuali, potrebbe ridursi ma non credo che la flessione sia davvero importante: certo è facile prevedere che la qualità dell’hardware richiesto cresca parecchio.
[SC]No, si investe meglio in hardware. I server su cui far girare i motori di virtualizzazione sono necessariamente più potenti di quelli su cui voglio far girare una singola applicazione.
6) Quali sono i requisiti minimi hardware per utilizzare server virtuali?
[CP]Una risposta generale ovviamente non esiste: dipende da quanti server si vogliono emulare e di quale carico… per le PMI, il compito di emulare uno/due server virtuali potrebbe essere svolto da una macchina di fascia media (ovvero tra i 1500 e i 2000 Euro).
[SC]Dipende dal metodo di virtualizzazione che si vuole usare, dai requisiti minimi del sistema ospite, io periodicamente testo applicazioni in macchina virtuale e ho 1GB di RAM sull’host e 256MB sull’ospite. Lei pensi che un server web con applicazioni LAMP su GNU/Linux può benissimo girare (certo non con prestazioni eccelse) in 96MB di RAM.
7) Qual è il differenziale di performance rispetto a un server reale?
[CP]Come per la domanda precedente, una risposta generale non si può dare: sono nate, per poter misurare queste differenze di prestazione, delle particolari unità di misura.
[SC]Misure precise non ne ho ma la percezione è: praticamente nessuna. Uso macchine virtuali per testare applicazioni web senza problemi.
Quali sono i punti di forza della vostra soluzione?
[CP]Non ho una soluzione da privilegiare, limitandomi a suggerire le scelte di software libero, una utile tabella di confronto la si può leggere su http://en.wikipedia.org/wiki/Comparison_of_virtual_machines
[SC]Non ho una mia soluzione.
9) Quali sono i vantaggi dell’open source?
[CP]Preferisco parlare di software libero, ponendo quindi l’accento sulla libertà piuttosto che sulla disponibilità dei sorgenti. Prendendo naturalmente spunto da http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html, i vantaggi sono tutti quelli derivanti dalla definizione, ovvero
- libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo
- libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità
- libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo
- libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio
[SC]I soliti vantaggi portati dall’uso del software libero, mi scusi ma preferisco parlare di software libero piuttosto che open source, quindi:
- le libertà che la licenza da all’utente
- l’assenza di vendor lock-in
- in ultimo ma solo in ultimo, vantaggi economici
Last update: 2008-05-20
