Un giornalista argentino, intervistando Borges, chiese spiegazioni del perché non esistesse a Buenos Aires un indirizzo descritto dall’autore in un suo racconto. Il maestro disse semplicemente che se lo era inventato e, con non poca tristezza, il giornalista si lamentò dicendo: “ma allora ha detto una bugia…”. “Beh” osservò Borges “c’è chi preferisce chiamarla letteratura”.
Nel mio caso, a proposito del racconto di un racconto che ho inviato a Davide, si può certamente parlare di una bugia.
Mi sono infatti riferito a “The Bottle Imp” (1891) di Robert Louis Stevenson, tradotto in italiano come “Il diavolo nella bottiglia”, modificandolo, deliberatamente confondendone il soggetto con l’oggetto e, cosa certo peggiore, presentandolo per i miei scopi perversi come un testo americano.
Eccone lo scempio:
Me ne ricorda più di una a dire il vero ma quella certo più definita è in un racconto americano.
Era la storia di un patto stipulato, molti anni prima, tra un uomo e un diavolo: il demone diede all’uomo moltissimi soldi in cambio dell’anima, lasciandogli la possibilità di salvarsi girando, con l’inganno, il malloppo ad un altro ma ad un valore inferiore. Nel giro di pochi anni, spostando la maledizione tra le persone, ci si era ormai ridotti ad una sterlina e le divise con un cambio inferiore ormai iniziavano a scarseggiare; quindi fossi in te non correrei il rischio che dalla sterlina si fosse passati al dollaro… meglio darla via questa banconota (la mia anima potrebbe già essere comunque perduta, quindi passamela pure senza rimpianti :D).
Last update: 2008-05-20
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