Enrico:
Quando si parla, con un fare politicamente corretto e un pudore che sa di paura, di scelte di fine vita, quasi a esorcizzare la morte della quale abbiamo più paura di quanta non ne avessero gli antichi che la percepivano come fatto quotidiano, vivere trenta e qualche anno e morire nella fascia della morte in un crepaccio, pur non essendo un fatto gioioso lo è certamente di più di quanto non lo sia morire di fame come Nuvoli perché lo stato clerico fascista ti impone di soffrire.
Per morire bisogna vivere e questo uomo certamente ha vissuto.

La penso così anche io, Carlo.
Questo post mi spinge ad una riflessione un po’ introspettiva: mi capita di chiedermi se e quanto sto vivendo la mia vita.
Il fatto che queste domande arrivino quasi sempre solo in autunno dovrebbe rassicurarmi un po’? ;-)
BTW, chi è Enrico?
Cristiano: si potrebbero dedicare interi blog sui temi della vita e della malinconia autunnale (quindi sorvolerò sull’argomento, essendo questo un post sostanzialmente funebre).
Enrico è un (ex) alpinista, oltreché mio fratello.
anch’io concordo con Enrico, purtroppo se prima c’era una seppur piccola possibilita di cambiamento, adesso, in Italia, non abbiamo grandi speranze.C’e solo da sperare in qualche imposizione dall’Europa.
Invidio gli alpinisti, come chiunque abbia il coraggio di arrampicarsi fino a cosi in alto, pagherei non so quanto per farmi cancellare il senso di vertigine che ho, quando mi affaccio anche solo alla finestra di un secondo piano.
Ciao
per lavoro mi son nuovamente imbattuto nella storia di Welby ed ho letto un passo della lettera che ha mandato al presidente prima di morire.. per morire bisogna prima vivere e capire cosa significhi la parola vita…