Il 12 e 13 giugno si è tenuto il quarto Congresso dell’Associazione radicale Rientrodolce dal titolo “Verso il rientro… scenari, proposte per una gestione della cosiddetta crisi economico-finanziaria”. Riporto qui di seguito il testo del mio intervento: la registrazione audio è su Radio Radicale.
Ringraziamenti
Cari amici,
voglio subito ringraziare Stefano Bilotti, il nostro Tesoriere uscente, per l’organizzazione e l’Associazione Radicale Enzo Tortora per averci ospitato in questo nostro quarto Congresso: Milano è certamente una città adatta per il tema dei nostri lavori.
Bilancio
Rispetto agli obiettivi indicati lo scorso anno a Livorno, la costituzione di una Giunta, l’organizzazione di alcuni incontri, il Malthus Day e il lavoro iniziato con il numero zero di Overshoot, hanno certo aiutato la nostra piccola Associazione: l’umiltà della quale parlai è servita. Non sono riuscito invece ad ammodernare il sito come avrei voluto, mi sono anzi limitato alla sua amministrazione ordinaria, attività per la quale devo peraltro ringraziare Alberto Licheri; venissi riconfermato come Gestore dei mezzi telematici, purtroppo non potrei fare di più.
Rientro
Ora, entrando nella parte più politica del mio intervento, non posso tacervi come mi sia chiesto se sia ancora possibile il rientro dolce. No, purtroppo non credo sia più possibile. Voi lo credete ancora possibile? Mi interesserebbe saperlo. Non credendoci, mi sono quindi chiesto se abbia ancora senso la mia presenza all’interno di questa Associazione: penso di poter rimanere perché il rientro dolce è prima di tutto una visione del mondo, una consapevolezza raggiunta, una manifestazione del mio – del nostro – approccio sistemico alla realtà, pur nel caso si dovesse ridurre a semplice testimonianza.
Consumo
La nostra adesione alla campagna Stop Al Consumo di Territorio è una immediata conseguenza delle nostre idee. Vi voglio però chiedere quale sia l’azione migliore per noi: un sostegno politico, per un’azione generale o la scelta di un impegno diretto in specifici casi italiani. Lo chiedo perché, forse, il primo caso sarebbe il migliore ma se decidessimo per la seconda strada, dovremmo essere disposti a rischiare, cosa non credo necessaria per il tema della natalità. La brutale violenza predatoria della nostra epoca, tanto immutata quanto ingiustificabile rispetto al Paleolitico inferiore, si avventerebbe su di noi temo, se provassimo a toccare qualcosa di diretto come il consumo di territorio agricolo. Voglio raccontarvi un esempio: in un piccolo Comune della Provincia di Cuneo, un consigliere (tra l’altro della Lega Nord, quindi non esattamente prossimo alle nostre posizioni) ha osato semplicemente suggerire – ripeto suggerire, senza presentare una vera proposta – il ridimensionamento di una possibile “area industriale”, termine sotto il quale ricade di solito la trasformazione di terreno agricolo in un più o meno inutile aggregato di capannoni, per attività ben poco industriali spesso (si tratta molte volte di servizi o laboratori appena oltre l’artigianato). Ebbene, pochi giorni dopo ha trovato delle lettere minatorie rivolte alla sua azienda, per le quali sono stati informati i Carabinieri.
Domande
Voglio ora cercare di sfatare alcuni miti, spesso presenti negli incontri con chi ci è estraneo.
- [Mito] La popolazione mondiale non è in aumento perché si facciano troppi figli (anzi, storicamente il tasso modiale di figli per coppia fertile è diminuito) ma perché, grazie alla ricerca medica e a migliori condizioni sanitarie, si vive più a lungo.
- Nascita e morte non devono essere considerate indipendentemente: sono parte dello stesso sistema e, in un modello non instabile, all’aumentare della speranza di vita, dovrebbe corrispondere una consapevole diminuzione del numero delle nascite.
- [Mito] Chi pagherà le pensioni?
- Chi ha fatto un figlio pensando alla pensione?
- [Mito] Il problema non si pone per l’Europa ed in particolare per l’Italia.
- L’Italia e, in generale, l’Europa, sono sovrappopolate rispetto alle loro risorse: servono sistemi localmente e globalmente stabili.
- [Mito] Alcuni iscritti a Rientrodolce hanno dei figli: questo è contraddittorio.
- Rientrodolce non ha mai posto dei limiti al numero di figli: la generazione consapevole da noi promossa è, assieme all’amore, una delle migliori peculiarità umane.
Ghetto
Negli ultimi tempi abbiamo discusso parecchio sulla necessità e sui modi per farci conoscere al di fuori dell’area radicale, mentre qualcuno lo ha persino definito “ghetto”: è certo importante ma credo sia altrettanto utile, se vogliamo usare questa parola, uscire dal ghetto maschile. Mi vengono in mente solamente i nomi di due donne nella nostra Associazione e non capisco come questo sia possibile, in particolare all’interno dell’area radicale, relativamente poi a un tema fondamentale e certo femminile, come è la consapevolezza della maternità. Dovremmo coninvolgere più donne nella nostra Associazione e i diversi riferimenti alle migliori tecniche di comunicazione per aiutare i nostri interlocutori nella comprensione del nostro messaggio, metodi accennati di recente per esempio da Edoardo Quaquini, dovrebbero essere più efficaci anche verso il mondo femminile.
KiteGen
Mi è stato chiesto di aggiornare i partecipanti al nostro Congresso relativamente allo stato di avanzamento del progetto KiteGen: venerdì 28 maggio è stato ufficialmente aperto il cantiere a Berzano di San Pietro, in Provincia di Asti, al quale dovrebbe affiancarsi un’altra installazione di Stem in Località Cascina del Mago, nel Comune di Sommariva Perno, in Provincia di Cuneo. Si è quindi nella fase di assemblaggio sui siti delle strutture principali: le prove di volo inizieranno presumibilmente con l’estate. Come alcuni di voi sanno, con cadenza trimestrale si tengono delle riunioni aperte agli interessati a questa tecnologia, solitamente presso gli uffici di Chieri della società che la sta sviluppando: non escludo che le prossime edizioni (la più vicina delle quali si terrà, indicativamente, verso la fine di agosto) possano includere delle visite ai cantieri, come peraltro è già accaduto alla fine di maggio. Chi fosse interessato può contattarmi durante una pausa dei lavori. Gli amici del FIL sarebbero certo benvenuti.
Africa
Leggendo un’antologia di autori africani, ho trovato questo passo di Cheikh Hamidou Kane, uno scrittore senegalese nato nel 1928: sarebbe splendido riuscire a vivere come sentirete, mantenendo lucidità analitica.
Vi auguro dal profondo del cuore di ritrovare il senso di angoscia davanti alla morte del Sole.
Lo auguro a tutto l’Occidente, con tutta l’anima.
Quando muore il Sole, nessuna certezza scientifica deve impedirci di piangerlo e nessuna evidenza razionale di domandarci se tornerà a nascere.
Voi andate lentamente morendo sotto il peso dell’evidenza.
Vi auguro questa angoscia.
Come una resurrezione.
Grazie ancora a tutti.
