Tag Archive for 'Google'

La Face cachée de Google

Lo scorso anno scrissi una specie di recensione di “Luci e ombre di Google” che definivo

originale opera italiana che spero presto di vedere all’estero

La cosa deve essere rimasta in mente ai ragazzi di ippolita, essendo la mia frase ancora oggi in testa alla pagina di rassegna stampa del loro libro.

Bene: ci sono riusciti! Mi hanno appena scritto per comunicarmi l’uscita, in Francia, del loro testo: ovviamente non posso ancora dire se la versione transalpina comprenda le piccole revisioni che suggerii loro all’epoca. Complimenti ippolita.

If you enjoyed this post, make sure you subscribe to my RSS feed!

Luci e ombre di Google

Ho letto Luci e ombre di Google (Feltrinelli): originale opera italiana che spero presto di vedere all’estero. Non pretendo di definirla una “recensione” ma voglio riportare, per capitoli, alcune note personali.

Capitolo 1: Storie di motori

  • Il primo problema interessante che ho incontrato: quali sarebbero le conseguenze se il peer review, come qualsiasi altro paradigma, dovesse diventare un criterio collettivo non cosciente?
  • Un aspetto su cui ho riflettuto fino ad ora poco: la scalabilità di ogni componente fondamentale di Google, dai rack ai dipendenti e forse agli stessi algoritmi.
  • La presentazione di alcuni casi “storici” di manipolazione dei risultati, per ragioni commerciali o politiche, con la probabilità crescente che si verifichino casi simili dovuti al sistema di sviluppo di Google.

Capitolo 2: Begoogle

  • Un’idea in sintesi: trovare nuovi mercati modellati dalle code lunghe.
  • Alcune frecciatine vetero-marxiste fanno cadere il tono della trattazione in alcune parti del capitolo.
  • {fast, free} {<noun>, <verb>}: ecco come sintetizzerei un importante concetto, valorizzando sostantivi e verbi ad esempio con “food, search, shot, think”. L’attuale frontiera dello sfruttamento sull’Uomo? Mi hanno suggerito una bella sintesi.

Capitolo 3: Google open source

  • Se la Legge di Metcalfe cresce con il quadrato (è quindi polinomiale) perché viene definita esponenziale? :) Evidentemente l’autore del capitolo zoppica un po’ sull’analisi matematica elementare. :)
  • Una nota ovvia (per me): mai usare API non libere; non è una questione solo filosofica ma c’è davvero poca sicurezza per il tempo investito.
  • Google per crescere ha ingoiato fiumi di software libero, modificandolo massicciamente per il proprio profitto e rilasciandone solo dei rigagnoli: come ho già scritto è una brutta pratica davvero diffusa.

Capitolo 4: Algoritmi, che passione! e Capitolo 5: In aggiunta, altre maliziose funzionalità

La rete presentata da Google è descritta come una rete di Markov connessa: come si possono raggiungere gli altri grafi isolati? “Acchiappandoci” in tutti i modi con i servizi offerti da *.google.com e analizzando i dati che gli regaliamo.

Capitolo 6: Qualità, quantità, relazione

Questo capitolo mi pare il meno cupo fino a qui: una ventata di speranza tratteggiando un futuro verso un web epistematico che, dall’alto della mia nota lungimiranza, posso senza paura azzardarmi a dire che non ci sarà mai. :)

Capitolo 7: Tecnocrazia

  • “un software elaborato dieci anni fa sarà strutturalmente diverso da uno recente”: è quasi sempre falso; il software di oggi, strutturalmente appunto, è in gran parte simile a quello di quaranta anni fa e gli autori stessi, citando Markov, dovrebbero averci forse pensato (le possibilità di espressione sono diverse, questo è chiaro).
  • Un raggio di speranza? Tra le altre cose, certamente le reti sociali ma, oltre una certa “bontà”, chi ne paga i costi non è certo immune dalle influenze di chi sappiamo. Mi spiace, non ho la sfera. :)

Aggiornamento (2007-05-08): gli autori del libro mi hanno chiesto di approfondire le mie osservazioni sulle “frecciatine” del Capitolo 2. Volentieri riporto quindi di seguito altre note, che non cambiano comunque il mio giudizio positivo sul loro lavoro.

il controllo (…) potrebbe diventare (…) totale, incrociando dati sensibili…

Nulla vieta all’utente di mettere informazioni riservate a disposizione di Google ma alcune di quelle indicate come esempi (cartelle cliniche, informazioni sul proprio DNA) non sono certo lasciate dagli ospedali alla portata degli spider: l’esempio mi pare quindi esagerato anche quando (non ho il riferimento sottomano) si descrive la possibilità per la polizia, a livello internazionale, di utilizzare le informazioni aggregate per le proprie indagini (lato utente potrebbe certamente ma richiedere ulteriori informazioni a Google, anche nella propria nazione, non è così immediato).

un paese come gli USA, in cui l’istruzione e la sanità sono un lusso per pochi

Questo è davvero grossolano: gli USA non sono, ad esempio, il Niger. E’ vero, ci sono milioni di americani senza assicurazioni sanitarie ma non sono la maggioranza, quindi non si può parlare di “lusso per pochi”. Per società del livello di Google è poi normale fornire ai propri dipendenti cure dentistiche e mediche in generale.

i braccianti sfruttati

Ci sono nell’IT lavori poco stimolanti e mal pagati che possono ricordare i “braccianti sfruttati” ma non riesco proprio ad accostarne l’immagine a Google (sfrutterà i dipendenti ma in quanto a stimoli intellettuali ed economici, non credo faccia sentire così male). L’immagine tipica del bracciante è quella di un lavoratore senza speranze: chi va da Google di solito lo fa lasciando un lavoro ben pagato per prenderne, spesso dall’altra parte del mondo, uno pagato ancora meglio e più creativo. Nell’aprile del 2006, mi scrissero una mail, interessati dal mio CV: se avessi accettato di provare la selezione, non credo che avrei trovato di peggio di quel che ho ora. :)

Relativamente alla diverse lingue disponbili per l’interfaccia, si legge

Operazione (…) rispettosa delle minoranze, ma in realtà (…) rende omogenee le differenze

Sono certo sia la conseguenza di una scelta di progetto e non una operazione volontaria (e non credo che qualcuno possa fornire indizi del contrario).

If you enjoyed this post, make sure you subscribe to my RSS feed!